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Marco Cola

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Reti Anti-Digital Divide

Pubblicato giovedì 2 settembre 2010 alle 12:52

L'iniziativa punta al raggiungimento di un livello minimo di comunicazione in tutti i territori della regione, anche nelle aree cosiddette a "fallimento di mercato" . I progetti interessano principalmente il territorio appenninico e alcune zone della bassa pianura, dove più sentito è il problema del digital divide a causa della mancanza di infrastrutture, affinchè anche i territori più svantaggiati possano godere di pari opportunità tecnologiche e di sviluppo economico e sociale.

Reti wireless

Parallelamente a Lepida Wireless per le Pubbliche Amministrazioni, vengono realizzate delle infrastruttura di rete finanziate e gestita da operatori di telecomunicazioni privati che poi vendono il servizio di accesso ad Internet in modalità wireless ai privati cittadini ed alle imprese.
I lavori sono stati avviati nei territori nel 2007 e si concluderanno entro il 2010.
Il dettaglio dell’avanzamento dei lavori è visualizzabile tramite il navigatore.
Progetto Infratel-Lepida SpA

Il principale obiettivo del progetto è quello di realizzare delle tratte in fibra ottica per portare la banda larga a 123 centrali telefoniche che oggi non erogano servizi di accesso ad Internet ADSL ad alta velocità. Portare la fibra ottica è infatti condizione abilitante necessaria, ma non sufficiente, affinchè le centrali possano essere dotate di apparati per offrire servizi ADSL. Attrezzare le centrali, resta un compito in capo a Telecom Italia o degli altri operatori di telecomunicazioni.
Il progetto nasce dall'Accordo di Programma per lo sviluppo della banda larga stipulato nel novembre 2007 tra la Regione Emilia-Romagna ed il Ministero delle Comunicazioni e prevede un finanziamento dello Stato per 15 milioni di euro e della Regione Emilia-Romagna per ulteriori 5 milioni di euro, e verrà attuato per il tramite di Infratel Italia SpA, società del gruppo InvItalia, in stretta sinergia con Lepida SpA.
I lavori sono partiti a settembre 2009 e si concluderanno entro l’estate del 2011.

Gli interventi a piano lavori 2010 presentati in occasione della conferenza stampa del 1° settembre 2010

Digital divide in calo in Emilia-Romagna con banda larga per 80mila cittadini in più: i primi risultati dell’accordo tra Regione, Lepida Spa e Telecom Italia

Bologna  1° settembre 2010Accesso alla banda larga per 80mila cittadini in più dell’Emilia-Romagna, finora esclusi dal servizio, attraverso una serie di interventi di adeguamento sulle reti del territorio. Sono i primi risultati del Comitato tecnico paritetico che si è insediato in seguito all’accordo siglato ad aprile tra Regione, Lepida S.p.A. e Telecom Italia. Obiettivo, analizzare e valutare la situazione delle centrali di telecomunicazioni esistenti in Emilia-Romagna per colmare il “divario” tra chi ha accesso alle tecnologie dell’informazione e chi ancora no, soprattutto nelle zone dell’Appennino. Tutto questo in funzione degli interventi della Regione, di Lepida S.p.A. e di Telecom Italia, anche attraverso la partnership con Infratel. In base alle previsioni del Comitato, la lista degli interventi sulle centrali dovrebbe allungarsi ulteriormente per raggiungere complessivamente un centinaio di sedi.
Per superare il digital divide in Emilia-Romagna la Regione ha investito 5 milioni di euro, cui si sommano i 15 milioni del ministero delle Comunicazioni, per realizzare un piano complessivo con Infratel (società in house del ministero dello Sviluppo Economico) di 123 centrali telefoniche. L’accordo siglato ad aprile con Telecom Italia punta a sfruttare al meglio gli investimenti sulle infrastrutture per la banda larga già realizzati – o pianificati, o ancora in corso di valutazione – sia da parte della Regione e dagli enti locali, sia da parte di Telecom Italia.
Il Comitato tecnico paritetico, dopo aver analizzato i bisogni del territorio e le opportunità di disporre di nuove tratte in fibra ottiche per le 123 centrali, ha raggiunto in pochi mesi un primo, importante risultato: Telecom Italia ha incluso nel proprio piano 2010 i lavori di adeguamento per 54 centrali, per erogare servizi Adsl con banda nominale di almeno 7 Mbps per mezzo della linea telefonica fissa ai cittadini e alle imprese residenti in diverse zone, che potranno acquistarli direttamente da Telecom Italia o da altri operatori. Si è passati quindi dalle 8 centrali del piano iniziale di Telecom Italia (mese di maggio 2010) alle 29 di giugno, diventate poi 46 a luglio, per arrivare a quota 54 centrali interessate da interventi di adeguamento del mese di agosto. A ciò si aggiungono altri 15 interventi che Telecom Italia farà in autonomia, e i due completati a Pianello Val Tidone (Piacenza) e a Sestola (Modena), dove i servizi sono già commercializzati.
A oggi sono così ben 71 gli interventi sul territorio, che riguardano 54 Comuni dell’Emilia-Romagna: questo significa concretamente accesso alla banda larga per 80mila cittadini in più (il 2% della popolazione), che prima erano esclusi dal servizio. Un ulteriore passo avanti nella riduzione del digital divide (che, secondo le stime di Lepida, riguarda il 12% della popolazione), e che in questo modo scende al 10%.

Allegati:

I numeri del Piano al 1° di settembre

Accordi con operatori per la riduzione del Digital Divide

Alle attività di sviluppo delle reti in fibra ottica e wireless per ridurre il Digital Divide già in corso, si aggiungono nuove di Lepida S.p.A., per favorire la messa a disposizione di ulteriori per l'accesso ad Internet per i cittadini del territorio dell’Emilia-Romagna:
Accordo per servizi su tecnologia WiMax e Hiperlan 

Pubblico e privato insieme nella lotta al Digital Divide

L’esempio dell’intesa tra Regione Emilia-Romagna, Lepida S.p.A., NGI S.p.A. e BT Enìa Telecomunicazioni S.p.A.
Il 17 giugno la Regione Emilia-Romagna, Lepida S.p.A., NGI  S.p.A. e BT Enìa Telecomunicazioni S.p.A. hanno siglato un importante accordo volto a favorire l’erogazione di servizi  a banda larga per i cittadini e le imprese dell’intero territorio emiliano romagnolo,  in attuazione del progetto “Riduzione del digital divide” contenuto nel Piano telematico dell’Emilia-Romagna 2007-2009.
Lo scopo principale raggiunto con  l’accordo è la condivisione di una modalità di intervento in  sinergia  tra pubblico e privato che permetta la riduzione e, in prospettiva, il superamento del digital divide nelle aree a “fallimento di mercato” dove  gli operatori privati non sono finora intervenuti con  propri programmi di sviluppo,  né hanno interesse a farlo in un prossimo futuro.
L’accordo prevede che Lepida S.p.A. , società strumentale a totale capitale pubblico in house degli Enti della Community Network dell’Emilia-Romagna, analizzi costantemente il territorio misurando e verificando le effettive situazioni di digital divide. Tale quadro conoscitivo verrà segnalato e condiviso con NGI S.p.A., società controllata da BT Italia S.p.A., , che con la firma  si è impegnata a confermare o meno  il proprio interesse per la copertura dell’area individuata in  tempi molto contenuti in collaborazione con BT Enìa Telecomunicazioni S.p.A., operatore presente in particolare sul territorio delle province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia. In caso di interesse, Lepida S.p.A., insieme ai  Comuni  dell’area oggetto dell’intervento,  fornirà  una lista minima di  cittadini ed imprese che avranno confermato la necessità di disporre di un accesso ad Internet a banda larga.
E la collaborazione non si ferma qui: qualora  sia già disponibile o in corso di realizzazione nell’area di intervento, una risorsa  per  il trasporto della banda da distribuire ai cittadini ( cavidotti, fibre ottiche spente, tralicci, pali su torri civiche , etc. , di proprietà pubblica , o una lunghezza d’onda ) Lepida S.p.A. potrà offrirla a NGI S.p.A.
Non si tratta, dunque, di una semplice agevolazione, ma di un vero e proprio modello di cooperazione territoriale che vede il pubblico e il privato insieme nella lotta al digital divide, mantenendo, però, intatto  il  principio di separazione, deterministico o fisico, tra il trasporto del traffico della rete Lepida e il trasporto del traffico di NGI S.p.A.

Accordo per servizi su tecnologia satellitare

Lepida S.p.A. ha firmato un protocollo d’intesa con Open Sky, primario distributore italiano di servizi di connettività a banda larga in tecnologia satellitare e Skylogic, società controllata al 100% di Eutelsat, che gestisce una delle maggiori piattaforme IP a banda larga satellitare al mondo.
L’accordo, valido per i soli cittadini residenti in Emilia-Romagna, prevede forti agevolazioni per l’installazione sul territorio regionale di parabole per connettività internet in tecnologia satellitare Tooway™, che consente la fornitura di servizi a banda larga alle utenze, di facile ed immediata installazione soprattutto nelle zone in digital divide prive di adeguate infrastrutture.
I servizi disponibili con tecnologia satellitare Tooway™ hanno caratteristiche paragonabili a quelle dei servizi ADSL (velocità nominale di download 3,6 Mbit/sec, velocità nominale di upload 512 Kbit/sec).
L’offerta Open Sky riservata ai cittadini dell’Emilia-Romagna grazie all’accordo prevede:

    * 50 Kit satellitari gratuiti (anziché al prezzo di 299 euro + IVA) per i primi che prenoteranno
    * Kit satellitari al costo di 79 euro + IVA, per le successive prenotazioni fino al 30 aprile 2010
    * Kit satellitari al costo di 99 euro + IVA, per le successive prenotazioni dal 1 maggio 2010 al 30 giugno 2010
    * Kit satellitari al costo di 245 euro + IVA, per le successive prenotazioni dal 1 luglio 2010 fino al 31 dicembre 2010.

L’abbonamento va stipulato direttamente con Open Sky che si assume direttamente tutti gli obblighi nei confronti degli utenti sia dell’offerta che dei servizi che verranno forniti ai clienti.

Per accedere all’offerta, occorre che il singolo cliente effettui una prenotazione, non vincolante, sul sito di Open Sky (www.open-sky.it/lepida), ove è stata predisposta una apposita interfaccia riferita a questa offerta, con le condizioni di servizio e i prezzi dell’abbonamento e di installazione.

La verità dell’Italia

Pubblicato lunedì 2 agosto 2010 alle 13:43

[El Periódico de Catalunya]

Il sacco di Roma” e “Papi” analizzano la figura di Berlusconi, mentre Eric Gonzalez fa un ritratto del paese attraverso la sua capitale

Roma è la città, ma è anche una metafora dell’Italia. È un luogo peculiare che aiuta a capire il tutto, “un paese senza verità”, secondo la frase secca dello scrittore siciliano Leonardo Sciascia, citata da Eric Gonzalez (Barcelona, 1959) nel suo Storie di Roma (Ed. RBA).

Gonzalez, che è stato corrispondente per El País a Roma, racconta con la stessa disinvoltura che attribuisce ai romani, la Roma che appare agli occhi di un giornalista che deve fare i conti con la ricerca sempre sorprendente di un posto in cui vivere (il suo, è un palazzo con cappella e campanile), con la burocrazia statale e quella bancaria, con la scomodità del centro urbano, con il romano che ti scambia per turista e tenta di inchiodarti e anche con una monaca, Suor Giovanna, piccola ma incorruttibile portinaia della sala stampa del Vaticano.

E quando il corrispondente si avvicina al mondo che c’è intorno e dietro Piazza San Pietro, dove si suppone si tramino intrighi raffinati, scopre che “la realtà è più prosaica di quello che si suppone”. Gonzalez termina il suo libro chiedendosi quale sia la verità e conclude che è un concetto relativo, “come la libertà o la felicità”, qualcosa senza la quale Roma “da molti secoli vive abbastanza bene”.

Neanche Silvio Berlusconi ha problemi con la verità. “Non avevo mai intervistato nessuno che raccontasse fesserie tanto ovvie con tanto entusiasmo”, assicura Alexander Stille (New York, 1957) ne Il sacco di Roma (Ed. Papel de liar), dove riconosce che la cosa eccezionale in quel personaggio è l’aver convertito “la sua capacità di trasformare la realtà in un potenziale straordinario, in una negazione di limiti e ostacoli, in una incredibile abilità di convincere i più a condividere il suo stesso delirio”.

Stille scrive la storia dell’ascesa al potere di Berlusoni da una posizione privilegiata. È un grande conoscitore dell’Italia, ma a differenza della maggior parte degli autori, critici o agiografi che hanno scritto sul personaggio, non è italiano. E questa distanza gli permette di approcciare l’oggetto di studio con poca passione, e molta serietà e obiettività.

Spiega come Berlusconi, grazie alla corruzione dei politici, in particolare di Bettino Craxi e dei socialisti, costruì il suo impero televisivo, come lo fuse con il calcio creando una sinergia imbattibile, e come tutto ciò abbia svegliato la fibra dell’antipolitica che lo convertì nel “parafulmini” di questo sentimento.

Approfittarsene

Berlusconi è stato colui che ha tratto maggior beneficio dal vecchio sistema politico italiano. “È difficile pensare a qualcuno che ne abbia approfittato di più”, scrive Stille, però ciò lo metteva anche nella situazione di vittima del ricatto degli stessi politici che tanto generosamente ungeva. Da lì il salto in politica.

Stille scrive un libro demolitore e allo stesso tempo deprimente e allarmante. Primo perché ricostruisce minuziosamente ciascuno dei passi, praticamente tutti fuori legge, dell’ascesa dell’imprenditore a politico, in quello che sembra un catalogo di reati, mancanze, abusi e comportamenti disonesti.

Deprimente, perché rivela un’Italia che chiude gli occhi davanti a tanti abusi, che non reagisce, che non si scandalizza di niente, mentre continua a esaltarne il potere.

Papi di Marco Travaglio, Peter Gomez e Marco Lillo (Ed. Duomo), è un altro libro deprimente. Completa il precedente descrivendo la patetica vita personale di Berlusconi negli ultimi tre anni, fatta di scandali con ragazze giovani. Due libri sconfortanti che però conviene leggere perché la storia della decadenza della democrazia italiana e l´insediamento del populismo che tracciano può riprodursi altrove.

[Articolo originale "La verdad de Italia" di ROSA MASSAGUÉ]

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Mafia e nuova loggia massonica P2. Abbattute le statue dei giudici Falcone e Borsellino

Pubblicato giovedì 29 luglio 2010 alle 15:35

[Terramagazine]

1. Il periodo tra il 23 maggio e il 19 luglio è un momento di grande emozione e riflessione per il capoluogo della Sicilia, Palermo.
Tutti gli anni, con l´anima afflitta e il cuore che sanguina, sento questo quest’atmosfera quando prendo parte alle celebrazioni. Partecipo come co-relatore nei congressi organizzati nel palazzo di Giustizia dall´Università di Palermo e dal Consiglio Superiore della Magistratura italiana.

2. In questo breve spazio di tempo tra il 23 maggio e il 19 luglio del 1992 la mafia siciliana, conosciuta anche come Cosa Nostra, assassinò i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Nella strage di Capaci insieme a Falcone morirono la moglie e tre uomini della scorta. L´esplosione di via D´Amelio oltre a Borsellino uccise cinque membri della sua scorta. Per la prima volta una donna della scorta venne ammazzata in servizio.Dettaglio rilevante: dopo l´esplosione del 19 luglio 1992, all´interno dell´automobile di Borsellino parcheggiata a pochi metri dal luogo della detonazione, venne aperta la sua borsa (appoggiata sul sedile posteriore) e fu fatta sparire la sua agenda (di colore rosso) con le annotazioni su Cosa Nostra e le sue relazioni con il mondo della politica e degli agenti del servizio segreto dello Stato italiano.
A tutt’oggi non si è scoperto chi trafugò l’ “agenda rossa” di Borsellino.

3. Alla vigilia dell´inizio delle celebrazioni programmate per il 17, 18 e 19 luglio 2010 per tenere viva la memoria e anche le riflessioni sulla tragica morte di Borsellino, la cultura mafiosa ha dimostrato di essere viva e resistente. Ovvero, durante la notte un gruppo di giovani ha distrutto le statue in gesso di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone realizzate dal rinomato scultore palermitano Tommaso Domina.

4. Ieri [17 luglio, N.d.T.] a Palermo centinaia di giovani, radunatisi di fronte al palazzo di Giustizia dove si teneva un incontro con dibattiti sul fenomeno mafioso in memoria di Borsellino, hanno compiuto la cosiddetta “Passeggiata delle Agende Rosse”, per dimostrare che la società civile continua a chiedere allo Stato spiegazioni sulla misteriosa sparizione dell´agenda rossa, avvenuta il 19 luglio 1992.

Bisogna ricordare che solo gli autori materiali e i boss mafiosi sono stati condannati e arrestati per gli attentati compiuti contro Falcone e Borsellino.
Nel frattempo nuovi fatti, come per esempio la partecipazione degli 007 dei servizi segreti di Stato ad un primo tentativo per assassinare Giovanni Falcone (quando si trovava in vacanza nella casa sulla spiaggia siciliana dell´Addaura), hanno causato la riapertura delle indagini sulla morte dei due magistrati considerati martiri della lotta antimafia.

5. NOTIZIA FLASH. L´insulto alla memoria dei due eroi antimafia avviene in un momento particolare della agitata vita politico-istituzionale italiana:

a) Il senatore marcello Dell´Utri, braccio destro del premier Silvio Berlusconi e cofondatore del partito Forza Italia, è appena stato condannato in appello, una conferma della condanna in primo grado per associazione mafiosa.
Dell´Utri presenterà ricorso alla Suprema Corte di Cassazione..

b) Nella magnifica ed enorme villa di Arcore di Berlusconi, su indicazione di Dell´Utri, lavorò il boss mafioso Vittorio Mangano. Mangano fu assunto quando era già stato condannato per associazione mafiosa e traffico internazionale di droga.

c) Subito dopo la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa (Cosa Nostra), Dell’Utri ha rilasciato in un´intervista una pericolosa affermazione: “Mangano è il mio eroe”. Eroe per essere rimasto in silenzio nel corso dei processi, rispettando la legge mafiosa dell´omertà. Nulla disse su Dell´Utri e Berlusconi. Non raccontò niente di quello che sapeva.

d) A partire da giovedì scorso [15 luglio, N.d.T.] con le dimissioni dal governo Berlusconi del sottosegretario all’Economia, confermato coordinatore regionale del Popolo della Libertà in Campania, prosegue l´indagine sulla costituzione di una nuova P2 che agiva per condizionare la vita politica e istituzionale italiana.

La celebre loggia massonica P2 riuniva politici, mafiosi, massoni e soggetti del mondo della finanza, come per esempio il cardinale Paul Marcinkus (soprannominato “Banchiere di Dio”). E anche Roberto Calvi che fece fallire il Banco Ambrosiano del Vaticano e Michele Sindona, soprannominato il “Banchiere della mafia e del Vaticano”.

La nuova P2 (ribattezzata P3) – già questa settimana sono stati arrestati politici ed è indagato un componente della Corte di Cassazione della Giustizia italiana – manovrava per dettare le regole al paese e ottenere presso la più alta corte di Giustizia decisioni favorevoli al gruppo.

Una di queste decisioni negoziate dalla nuova P2 – che non andò in porto – era rivolta alla Suprema Corte di Cassazione. Per meglio dire, l´obiettivo era che il cosiddetto Lodo Alfano fosse giudicato legittimo. Questa legge (lodo Alfano) stabiliva la sospensione dei processi penali in corso contro Berlusconi: uno dei quali per corruzione, ovvero il caso Mills, già trattato nei post del blog Sem Fronteiras de Terra Magazine.

e) Il presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, il senatore Giuseppe Pisanu, ha affermato in sede di commissione che negli attacchi mafiosi del ´92 e ´93 (quando la mafia dichiarò guerra allo Stato uccidendo i giudici Falcone e Borsellino) ci fu un´associazione tra la mafia, i servizi segreti, la massoneria e la politica (attraverso soggetti deviati).

f) Nelle intercettazioni telefoniche sulla nuova P2 (chiamata anche P3) appare un beneficiario diretto di tutte queste azioni (compresa quella per convalidare il lodo Alfano). Il suo nome è in codice e viene chiamato Cesare.

Chi sarebbe questo Cesare?
Berlusconi nega di essere il Cesare menzionato in oltre 20 telefonate intercettate. Dobbiamo credergli?

L’Islanda diventerà un’oasi per la libertà d’informazione

Pubblicato lunedì 26 luglio 2010 alle 15:16

Il Parlamento di Reykjavik ha approvato all'unanimità una legge che garantisce uno "scudo" quasi totale a chiunque divulghi tramite internet segreti di vario tipo, da quelli di Stato a quelli militari, purché siano di pubblico interesse. Basterà utilizzare un server con base sull'isola

Mentre l'Italia si prepara a fare i conti con le restrizioni previste dal ddl intercettazioni, l'Islanda potrebbe diventare un vero e proprio bunker per il giornalismo investigativo mondiale. Secondo quanto pubblicato dal quotidiano La Repubblica, Reykjavik ha approvato una legge che garantisce uno "scudo" quasi totale a chiunque divulgerà, tramite Internet, segreti militari, giudiziari, societari e di Stato purché siano di pubblico interesse.

La deputata anarchica Birgitta Jonsdottir non si aspettava che la sua proposta riscontrasse un successo plebiscitario. Il Parlamento ha infatti votato la legge all'unanimità. La normativa, che potrebbe essere operativa entro un anno (il Parlamento deve prima modificare quattordici leggi) prevede che se documenti segreti ma di interesse pubblico, saranno immessi in Internet da un server con base in Islanda, la giustizia dell'isola non potrà né impedirne la divulgazione nè identificare chi li abbia rivelati. Non potrà inoltre accogliere condanne comminate da tribunali esteri che contrastino con le norme interne.

Se uno Stato o un privato si ritenesse inoltre diffamato e ricorresse davanti ad una corte straniera, il server islandese che ha immesso in rete le carte segrete non potrà essere intimidita con la minaccia di processi dai costi esorbitanti ma sarà autorizzata a rispondere con una contro-citazione davanti ad una corte dell'isola, dichiarandosi vittima di una minaccia alla libertà d'espressione. L'Islanda potrebbe dunque ridare la voce a dissidenti e perseguitati ma anche diventare un paradiso per disinformatori e calunniatori.

Sempre secondo Repubblica, al di là della recente approvazione da parte del Parlamento, l'Islanda già da tempo consente di aggirare divieti di pubblicazione. Chi volesse divulgare intercettazioni, fermo restando l'interesse pubblico, potrebbe inviare le fotocopie del documento originale ad un sito specializzato nella divulgazione di segreti (il più seguito, Wikileaks, ha base proprio in Islanda) via posta o tramite Internet attraverso il software Tor, gratuito, che rende difficilissimo identificare il mittente. Il personale di Wikileaks verificherebbe l'autenticità del documento attraverso i suoi collaboratori in Italia, e nel giro di qualche giorno l'intercettazione sarebbe divulgata.

Per Smari Mc Carthy, portavoce della Digital Freedom Society che ha avuto un ruolo importante nella formulazione della proposta islandese "una volta che il documento fosse in Internet, i media italiani potrebbero riprenderlo senza temere ritorsioni".

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Dimissioni di Maria Luisa Busi – Oggi l’informazione del TG1 è un’informazione parziale e di parte

Pubblicato lunedì 26 luglio 2010 alle 8:50

FATELA CIRCOLARE è una bella lettera!!!!!

Questa è la versione integrale pubblicata dall'Ansa, indirizzata al direttore Augusto Minzolini e al Cdr, e per conoscenza al direttore generale della Rai Mauro Masi, al presidente dell'azienda Paolo Garimberti e al responsabile delle Risorse umane Luciano Flussi.  Una scelta difficile ma obbligata

Maria Luisa Busi lascia il TG1: "Oggi l'informazione del TG1 è un'informazione parziale e di parte"

"Caro direttore – scrive la Busi – ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell'edizione delle 20 del TG1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me – prosegue – una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il TG1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori.

Come ha detto – osserva la giornalista – il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: 'la più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell'ascolto tradizionale´. Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perchè è un grande giornale. È stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani.

Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l'informazione del TG1 è un'informazione parziale e di parte.

Dov'è il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perchè negli asili nido non c'è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie.

Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perchè falliti? Dov'è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata.

Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel TG1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale. L'Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un'informazione di parte – un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull'inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo – e l'infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo.

Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale. Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto. Nell'affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. È lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori.

I fatti dell'Aquila ne sono stata la prova. Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. È quello che accade quando si privilegia la comunicazione all'informazione, la propaganda alla verifica.

Ho fatto dell'onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente. Pertanto: 1) respingo l'accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente – ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI – le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un arricchimento.

Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c'è più alcuno spazio per la dialettica democratica al TG1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo. 2) Respingo l'accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti. E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.

3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera dopo l'intervista rilasciata a Repubblica, lettera nella quale hai sollecitato all'azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di `danneggiare il giornale per cui lavoro´, con le mie dichiarazioni sui dati d'ascolto. I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni. Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: 'il tg1 darà conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche´. Posso dirti che l'unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto.

Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama – anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta – hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni. Sono stata definita 'tosa ciacolante – ragazza chiacchierona – cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali' e via di questo passo. Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20.

Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno. Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità. Quello che nutro per la storia del TG1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere.

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